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Cesare Battisti nasce a Trento nel 1875; terminati gli studi secondari, appena diciottenne si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza a Graz e a quella di lettere a Firenze. Nel capoluogo della Stiria fonda, con altri coetanei, la Società Studenti Trentini; nell’autunno 1894 si iscrive anche all’Università di Torino, l’anno successivo passa a Bologna e quindi definitivamente a Firenze, dove si laurea nel 98, sotto la guida del maggior geografo italiano dell’epoca, il friulano Giovanni Marinelli, presentando la tesi “Il Trentino” – saggio di geografia fisica e antropologica, opera premiata per l’originalità delle ricerche.
Nel 1900 Battisti torna a Trento e fonda il quotidiano socialista Il Popolo. Dal 1902 al 1914 siede nel consiglio comunale della sua Città; nel 1911 viene eletto deputato al parlamento di Vienna e nel 1914, capo indiscusso dei socialisti trentini, viene chiamato alla Dieta di Innsbruk.
Il 12 agosto 1914 varca il confine e approda a Milano, dove chiede al Ministero della guerra – in caso di conflitto con l’Austria – di essere mandato fra le prime file alla frontiera.
Inizia una appassionata campagna interventista, con ben 85 comizi in 78 città, da Udine a Catania.
Nel novembre 1914 entra nel battaglione dei volontari trentini partecipando alle frequenti esercitazioni di tiro a segno; il 17 maggio del 1915 lancia dal Campidoglio il famoso grido: “Tutti alla frontiera, con la spada e col cuore “. Consegnato il messaggio al re Vittorio Emanuele III, Battisti si presenta a Milano al deposito del 5° reggimento Alpini e chiede di essere arruolato come soldato semplice. Il 29 maggio viene assegnato al Plotone Volontari Alpini, assieme a numerosi altri irredenti tra i quali Guido Larcher; il 30 maggio parte per Edolo, dove il 7 giugno presta giuramento.
L’addestramento dura meno di un mese; alla fine di Giugno il plotone è aggregato alla 50.a compagnia del battaglione Edolo, comandata dal capitano Negri Cesi, da qualche tempo attestata alla Forcellina di Montozzo e nella quale prestavano già servizio il sottotenente Attilio Calvi, uno dei quattro eroici fratelli e il leggendario futuro capitano Gennaro Sora. Battisti è addetto al comando di compagnia e accompagna Negri Cesi in numerose perlustrazioni, tra cui il 7 luglio alla cima S. Matteo.
Partecipa anche ad alcune azioni: il 7 agosto per la conquista di uno sperone a Punta di Ercavallo e il 21 agosto per l’occupazione dell’anticima d’Albiolo, dove viene decorato di medaglia di bronzo, mutata poi in medaglia d’argento. Il 17 settembre la 50.a compagnia scende a riposo a Temù. Poco dopo Battisti viene trasferito alla testata della Val di Genova con il reparto sciatori. Ai primi di dicembre è nominato sottotenente e trasferito al battaglione Vicenza del 6° reggimento Alpini, sul monte Baldo, dove prepara l’occupazione del solco di Loppio, tra Rovereto e Riva del Garda. Viene catturato il 10 luglio 1916 sul monte Corno di Vallarsa, mentre era chino a soccorrere il tenente Ingravalle ferito nella disperata difesa della posizione Italiana.
Battisti si sarebbe salvato se si fosse gettato – come fecero altri – in un canalone; al processo per alto tradimento svoltosi nel castello del Buonconsiglio a Trento, tenne un contegno fermo e dignitoso, nulla rinnegando del suo passato di interventista.
Fu impiccato nella fossa della Cervara, due giorni dopo la cattura.
Medaglia d’oro al valor militare, Battisti resta un simbolo per gli alpini, l’eroe purissimo che seppe sacrificare la vita per l’ideale.
Fonte: Frammenti di storia locale
Testi di: Edoardo Nonelli
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