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giovanni-venturini

 

 

 

 

Nome di battaglia Tambìa, era nato a Corteno il 20 marzo 1916.

Dal 1937 combatté in Francia, sul fronte greco-albanese e in Russia. Tornato fortunosamente dalla campagna dell’ARMIR con un piede congelato e con una grave ferita a una coscia, gli fu riconosciuta l’infermità permanente e venne congedato.

Entrato nella brigata FF.VV. Schivardi, non ebbe incarichi di azione militare ma fu nominato addetto il vettovagliamento E al collegamento tra i gruppi. Il 26 febbraio 1945 fu arrestato dai militi della GNR della legione Tagliamento: gli vennero trovati in casa un ciclostile, libri di conti, appunti, lettere, manifestini, indirizzi e vali blocchetti di ricevute le spese di approvvigionamento dei gruppi partigiani. Dal 3 marzo fino ai primi di aprile 1945 fu sottoposto a sanguinosi interrogatori. Venne bastonato, picchiato, torturato con la corrente elettrica, gli fu slogata la mandibola, bruciati piedi e fu evirato tra atroci lamenti: ma non fece mai i nomi. fu fucilato l’11 aprile 1945 davanti al cimitero di mou con altri quattro martiri partigiani. Prima di morire dichiarò: “Perdono di cuore a quelli che mi hanno fatto del male; anche a voi,che state per compiere il vostro dovere. Viva l’Italia, questa Italia per la quale tutti abbiamo lavorato, combattuto e sofferto. Viva Cristo Re!”

Dichiarazione di Don Cipriano Passeri

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Lettera alla madre

Cara mamma, perdonami se involontariamente ti ho fatto tanto soffrire. Ti raccomando, sii forte come sei sempre stata quando ero lontano in guerra e prega per me perché sia sempre più forte. Ormai sono ridotto a misera cosa, non sono più uomo e qualche volta piango dal dolore dei miei piedi che non serviranno più. Pazienza, sono rassegnato! Si vede che anche questo era scritto nel libro della mia vita. Perdono a tutti ed auguro a nessuno quello che ho sofferto e soffro io, nemmeno a chi lo ha fatto a me, nemmeno alle bestie. Grazie del bene che mi hai fatto, perdonami dei dispiaceri che ti ho dato. Prega sempre per me e saluta i parenti e gli amici che mi furono cari e che ricordo sempre. Addio. Ti bacia il tuo Gianni NB: La lettera è conservata presso l’Istituto storico della resistenza bresciana a Brescia. Note al documento: A pag. 228 del volume curato da Mimmo Franzinelli ” Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza 1943-1945.

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