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IL RUOLO DELLE DONNE NELLA RESISTENZA – Lotta partigiana e inclusione nei partiti – Di Tiziana Bagnato

Negli anni del fascismo e dell’occupazione nazista vi furono donne che lasciarono i focolai, le gonne, i rosari, i doveri materni e si unirono alla lotta partigiana. Quella lotta armata combattuta tra i boschi e le montagne, ma anche quella lotta fatta di gesti meno eclatanti, ma altrettanto importanti, ai quali le donne, nascoste proprio dietro la loro condizione femminile, potevano dedicarsi sommessamente.

Il loro apporto fu massiccio fin dai primi momenti della lotta partigiana arrivando fino agli ultimi giorno dell’aprile 1945, con la completa liberazione del paese. Non è possibile citare cifre che descrivano esattamente quante donne aderirono e si sacrificarono per la Resistenza perché molte di loro, appena conclusa la lotta, ritornarono in pieno alla loro vita familiare e di lavoro, scegliendo l’anonimato. Stando però ai calcoli di esperti militari si può affermare che le donne furono impegnate in compiti ausiliari nella resistenza italiana, non furono meno di un milione, mentre, secondo le statistiche ufficiale, le così dette “partigiane combattenti” furono circa 35000.

Un dato considerevole, secondo il quale ben il 20% dei combattenti furono donne.

I ruoli che ricoprirono furono molteplici: dalla partecipazione alle agitazioni nelle piazze, alla pericolosa attività di spola nell’Italia divisa in due dalla “Linea Gotica”, dal rifocillamento dei feriti, alla raccolta di armi, munizioni e indumenti e infine, alla dura e spesso sanguinosa lotta sulle montagne. Inoltre, la resistenza fu anche il metaforico crogiuolo che vide nascere tesi di emancipazione femminile che avrebbero costituito il presupposto per l’inserimento della donna nella società e l’ampliamento dei suoi diritti civili, politici e sociali.

Nel giugno del ’44 il Comitato Nazionale Dei Gruppi Di Difesa inviò al Comando di Liberazione nazionale dell’Alta Italia una relazione sulla Costituzione sull’opera dei Gruppi di Difesa in cui si legge: “All’appello hanno risposto le donne italiane delle fabbriche e delle case, delle città e delle campagne riunendosi e lottando. I Gruppi sono sorti e si sono sviluppati nei grandi come nei piccoli centri. A Milano nelle fabbriche si contano 24 Gruppi con circa 2000 aderenti; un ugual numero esiste a Torino e a Genova. […] Sono sorti gruppi di contadine, di massaie, nelle case e nelle scuole; la loro azione viene coordinata dai Comitati femminili di città e di villaggio, regionali e provinciali, attorno alle direttive indicate dal Comitato Nazionale.”

Atti di sabotaggio, interruzione delle vie di comunicazione, aiuto ai partigiani, occupazione dei depositi alimentari tedeschi, approntamento di squadre di pronto soccorso furono solo alcuni dei compiti portati avanti con coraggio e tenacia dalle donne a cui bisogna però aggiungere anche la loro attività di propaganda politica e di informazione. Tra i diversi fogli clandestini da loro scritti e distribuiti non bisogna dimenticare la nascita di molti giornali femminili in varie regioni.

 

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