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La casermetta della guardia di Finanza, costruita intorno al 1860-70, ubicata ad una quota di 2500 metri, ha rappresentato, fino alla più remota antichità, il passaggio alternativo dal Trentino alla Lombardia a nord del Tonale. Oggi, al posto della casermetta della Guardia di Finanza (trasformata durante la guerra in sede del comando della 50.a compagnia), sorge il rifugio dedicato ad Angiolino Bozzi caduto all’Albiolo il 29 ottobre 1915. La Forcellina del Montozzo fin dall’entrata in guerra era massicciamente presidiata dagli alpini del battaglione Edolo, con la 50.a compagnia del capitano Negri Cesi e la 52, alle quali si aggiunse il 21 luglio la 245 del Val d’Intelvi. Nella prima settimana di agosto del 1915, un’intensa attività di pattuglie portò gli alpini a ridosso della linea di confine nella vasta conca del Montozzo in seguito all’occupazione della cima d’Albiolo sul lato sud e della costiera dell’Ercavallo sul lato opposto. Le leggendarie gesta della 50.a compagnia del battaglione Edolo iniziarono con l’occupazione della cima d’Albiolo da parte di una piccola pattuglia di alpini rocciatori guidati dal sottotenente bergamasco Gennaro Sora. Assegnati alla 50.a del capitano Negri Cesi, alla fine di giugno giunsero al Montozzo alcuni legionari trentini, che formarono il plotone degli irredenti. C’erano Cesare Battisti, Guido Larcher, Ezio Bonfioli, Ezio Mosna, i solandri Ambrosi e Vecchietti, e tanti altri. Erano tutti alpini semplici, i gradi verranno dopo; ma tutti si comportarono in maniera esemplare, meritando la stima dei superiori e il rispetto dei commilitoni. Durante l’estate del 1915, venne iniziata e portata a termine, la costruzione di numerose costruzioni in muratura per il ricovero delle truppe, le stalle per i muli, i magazzini ed i depositi di armi e munizioni. Vennero scavate trincee coperte, gallerie per il ricovero delle truppe e caverne con sbocchi sulla Val Montozzo dove venivano via via piazzati cannoni da montagna e da campagna capaci di colpire le posizioni austriache fronteggianti poste sulle Cocchiole, sul Cominciolo, sul Redival e su tutta la cresta fino al Torrione d’Albiolo. Anche il villaggio militare del distaccamento Montozzo venne dotato di apprestamenti difensivi, in particolare venne scavata una trincea che, partendo dal retro della baracca comando, saliva sul dosso erboso sottostante la punta di Montozzo. Lo scavo, profondo più di due metri, venne arginato con muri a secco e lungo tutto il lato verso la Forcellina di Montozzo era stato realizzato nel muro di contenimento un gradino di 50 cm. di altezza, questo per permettere ai difensori di affacciarsi sul bordo della trincea per sparare, mentre altri militari potevano transitare nel camminamento restando protetti dal tiro avversario. Al fine di rendere meno gravi gli effetti di una eventuale esplosione all’interno della trincea, vennero successivamente costruiti speroni rompitratta di circa due metri di spessore ad una distanza di dieci metri uno dall’altro. Al termine di questa trincea, sul dosso pianeggiante, vennero realizzate piazzole a cielo scoperto per l’artiglieria, direttamente collegate tramite un apposito sentiero alle casermette degli artiglieri poste al riparo dallo sperone roccioso. Per i rifornimenti di questo tratto di fronte venne ampliata l’esistente mulattiera e venne costruita una teleferica che, suddivisa in due tronconi, saliva da Case di Viso in conca Montozzo. Da qui altri quattro tronchi di teleferica rifornivano le posizioni di prima linea. Principali fatti d’arme che hanno visto protagonista il distaccamento Montozzo Nei primi giorni di guerra ricognizione italiana sull’Albiolo del sottotenente Gennaro Sora la punta Albiolo venne occupata e venne installato un posto di vedetta. Il 7 giugno 1915 arrivano in conca Montozzo un folto gruppo di volontari trentini tra i quali Cesare Battisti. 8 agosto 1915: conquista italiana da parte di due plotoni del 52° dell’Edolo delle posizioni dei Cacaoli; il 21 agosto azione Italiana, comandata dal capitano Negri Cesi, alle posizioni del Torrione dell’Albiolo. Dopo un vivace bombardamento fatto dalla batteria da 76 da sbarco piazzata al passo dei contrabbandieri e dai mortai da 149 della conca Montozzo, l’azione degli alpini fu velocissima e portò alla rapida conquista del Torrione. A questa azione partecipò anche Cesare Battisti con il compito di portaordini e Gennaro Sora meritò una medaglia d’argento. Il 25 agosto 1915 si svolse un’offensiva italiana su tutto il fronte del Tonale e i reparti del distaccamento Montozzo ebbero l’ordine di conquistare la quota 2696 del monte Tonale orientale: L’azione guidata dal Tenente Attilio Calvi, ebbe inizio all’alba ma la prontissima reazione avversaria contrastò l’impeto dell’assalto e solo con il favore della notte i reparti impegnati nell’attacco riuscirono a disimpegnarsi dal tiro austriaco senza essere visti. Ma il Torrione d’Albiolo in mano Italiana rappresentava una spina nel fianco dello schieramento austriaco, per questo motivo gli imperiali organizzarono una violenta azione per la sua riconquista avvenuta il 23 settembre 1915. Vennero tentare varie azioni per la riconquista del Torrione il 25 settembre, il 16 e 18 ottobre, tutte con risultato negativo. Il 29 ottobre1915, dopo violento bombardamento, un plotone di artiglieri comandati da Angiolino Bozzi attaccò il Torrione. Ancora una volta gli austriaci riuscirono a fermarli uccidendo per primo il valoroso ufficiale. Per tutto il 1916 e 1917 il fronte del Montozzo fu piuttosto stabile e vennero svolte solo azioni dimostrative contro le postazioni austriache. Solo nel 1918 vi furono ripetute azioni verso le varie quote dei Cacaoli che portano alla loro conquista e al successivo abbandono per l’inutilità del possesso. Il 13 agosto 1918 fu tentato un ultimo assalto al Torrione ma venne, ancora una volta respinto e l’idea della conquista di quello sperone venne definitivamente abbandonata.
I PERSONAGGI DEL MONTOZZO
Cesare Battisti: Vai alla pagina
Angiolino Bozzi: Vai alla pagina
Attilio Calvi: Vai alla pagina
Gennaro Sora: Vai alla pagina
Fonte: Frammenti di storia locale Testi di: Edoardo Nonelli
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Per onorare la memoria dei caduti della Grande Guerra, il 27 e 28 luglio 2002, in occasione del 39° pellegrinaggio in Adamello, si raduna al Montozzo un folto gruppo di partecipanti all’evento, parecchie autorità civili e militari, rappresentanze degli alpini in armi ed in congedo, italiane ed austriache. In quella occasione viene ufficialmente inaugurato il centro di documentazione-museo (ora dedicato a Gianni De Giuli), ospitato in una casermetta ricostruita durante i lavori di restauro del villaggio del distaccamento Montozzo. Il Museo-centro di documentazione raccoglie materiali, cimeli e testimonianze sui personaggi ospitati al Montozzo durante la guerra, informazioni inerenti i lavori di restauro e la storia dei luoghi. La visita al centro di documentazione è propedeutica alla conoscenza del complesso del Montozzo (museo a cielo aperto) Le impressioni del grande alpinista bresciano Franco Solina intervistato da Fulvio Manzoni direttore di “Teletutto”, il giorno dell’inaugurazione e benedizione dei lavori. È un museo a cielo aperto della Grande Guerra. Questa zona è una miniera geografica di grande importanza naturalistica ai confini della provincia di Brescia circondata da montagne molto belle. Un collegamento molto importante tramite la forcellina del Montozzo e il Passo dei Contrabbandieri con il Trentino. Importante un tempo per il commercio e per i pastori, oggi per gli escursionisti. Paesaggio splendido, tipicamente alpino, con: – Rocce scistose – Cime appuntite – Creste seghettate – Profili arditi molto belli e suggestivi. Ambiente abitato da camosci e da qualche coppia di aquile, ambiente molto composito e completo, molto accattivante anche sotto l’aspetto turistico ed escursionistico. “Abbiamo sentito salendo fischiare le marmotte” In materia escursionistica abbiamo una bella strada che porta in quota al rifugio Bozzi, base di partenza per numerose escursioni, un nodo escursionistico che si dirama verso Est ed Ovest.Ad Est il Passo dei Contrabbandieri da dove si scende verso il Tonale, ad Ovest seguendo il sentiero n. 2, si raggiungono i Piani di Ercavallo. Anche questo luogo è bello e singolare, con una infinità di corsi d’acqua e laghetti di origine glaciale, il più grande è il lago di Ercavallo, da qui il sentiero n. 2 continua per il Passo del Gavia e termina a Vezza d’Oglio.
I SEGNI RITROVATI DELLA MEMORIA
Eugenio Fontana (Premi sotto per leggere)
[showhide type=”pressrelease” more_text = “I segni ritrovati della memoria”] Ciò che era ”nostro” e che il tempo ci aveva tolto, per l’iniziativa grande e l’impegno tutto volontario degli alpini è stato ricuperato. Le testimonianze superstiti rivivono nella luce del giorno per custodire, nel silenzio della notte e della morte, il senso della vita. Il ripristino delle trincee del Montozzo è nato da un atto di pietà e di amore che pervade e vivifica la memoria paziente e fedele del passato. La zona era punto strategico nello scacchiere difensivo italiano, posta alla confluenza della Vallecamonica con la Valtellina e la val di Pejo. La linea di confine, dall’Adriatico allo Stelvio, tagliava infatti montagne e vallate per oltre cinquecento chilometri, sinuosa come una “S” adagiata verso ovest. Quella linea, nel gruppo dell’Adamello, viaggiava spesso oltre i tremila metri, fatto che ha suggerito agli storici la metafora della “guerra bianca” combattuta di vetta in vetta, tra rocce, nevi e ghiacciai, dal Cavento alla Lobbia, dalla Cima Cady al Montozzo, dal San Matteo allo Stelvio. Su questo sfondo e sul profilo impervio degli ultimi orizzonti si consumarono gli eventi drammatici dello sfortunato attacco alla conca Presena nel giugno 1915, l’incredibile conquista di passo Lagoscuro nell’agosto dello stesso anno, la conquista delle Lobbie nell’aprile 1916 e le battaglie del Cavento nel 1917. Attorno al piccolo rifugio “Angiolino Bozzi ” (tra i primi caduti del Montozzo), già caserma di finanza, e diventato, negli anni della guerra, sede del comando della 50^ e 52^ compagnia dell’”Edolo”,oltre che del battaglione “Val d’Intelvi”, si costruì e si sviluppò una azione di sostegno e di rafforzamento del fronte del Tonale, scavando trincee e gallerie di collegamento, costruendo postazioni e alloggiamenti. Grazie all’opera di ricupero possiamo ora rappresentarci e capire dove e in quali condizioni vissero e morirono i nostri alpini (bergamaschi e bresciani, ma anche abruzzesi) nel susseguirsi estenuante dei tentativi per conquistare l’Albiolo e il Torrione. Ma il fatto più commovente, nei giorni delle battaglie e delle sortite, delle attese e degli attacchi, del gelo implacabile e dei cannoneggiamenti, fu l’intesa tra ufficiali e soldati, perché quassù nelle trincee germogliò l’autentico spirito alpino della fraternità solidale. Gli adamellini ricorderanno sempre il nome e l’esempio del capitano Antonio Negri-Cesi, del capitano Bollea, del tenente Nino Calvi, dei sottotenenti Gennaro Sora e Attilio Calvi. Nel giugno 1915 giungeva al Montozzo un gruppo di volontari trentini, tra cui Guido Larcher e – quale soldato della 50^ compagnia – Cesare Battisti che, in una delle tante commoventi lettere alla moglie, lascerà il più bel elogio dei nostri alpini chiamati “fratelli più che commilitoni”. Su di un altro e tormentatissimo fronte della grande guerra – il fronte del Carso – un altro volontario, Giuseppe Ungaretti, in una brevissima quanto spasimante poesia, scopriva nella parola “fratelli”, in questa parola tremante nella notte, “l’involontaria rivolta”, ma anche la forza suprema dell’uomo e del soldato, presente alla “sua fragilità”. [/showhide][/fusion_tab][fusion_tab title=”LAVORI DI RESTAURO” icon=””]
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I lavori di ripristino dei manufatti della grande guerra in località Montozzo sono stati avviati nell’anno 1997 in occasione del 34° Pellegrinaggio in Adamello organizzato dall’A.N.A. di Vallecamonica, grazie al finanziamento del Consorzio del Parco Nazionale dello Stelvio, alla disponibilità dell’Associazione Nazionale Alpini guidata dal dott. Giovanni de Giuli e dei suoi collaboratori, della Protezione civile dell’ANA, del IV Corpo d’armata comandato dal Generale De Salvia, del Genio Guastatori di Trento ed alla sensibilità del Comune di Pontedilegno in particolare del sindaco Cav. Uff. Andrea Bulferetti che si prodigò per dare avvio agli interventi e reperire le risorse necessarie e geom. Mario Toselli che li portò a termine nel 2000. I lavori proseguono anche nell’anno 1998, 1999 e 2000, grazie alle stesse disponibilità, con l’obiettivo di ripulire le sagome planimetriche del villaggio militare dai detriti accumulati soprattutto dai crolli delle strutture oramai abbandonate da ottanta anni. Uno dei fabbricati è stato ricostruito per ricavare un centro di documentazione-Museo che illustri ai visitatori la storia e l’organizzazione della linea difensiva del Montozzo e dintorni. Nel 2002 viene allestito il Centro Documentazione, attrezzato con bacheche e pannelli che illustrano la storia dei luoghi, i personaggi e gli interventi di restauro. Complessivamente gli alpini volontari hanno lavorato per 5000 giornate, per oltre 41000 ore. L’inaugurazione avviene il 27 luglio 2002 in occasione del 39° Pellegrinaggio in Adamello. Nell’estate 1990-1991 il Gruppo alpini di Pezzo ha provveduto alla sistemazione del sentiero che dalla Forcellina del Montozzo porta all’Albiolo. Il sentiero lungo 4 chilometri viene sistemato con l’inserimento di oltre 500 metri di catene ancorate alla roccia Restano parecchi interventi da fare per il completamento del recupero dei manufatti, interventi che prevedono la pulizia ed il riordino dei perimetri dei rimanenti fabbricati, della manutenzione delle altre strutture esistenti nei dintorni del Montozzo, di tratti di viabilità per consentire l’accesso ai visitatori e fornire un insieme di strutture recuperate interessantissime sia sotto il profilo storico che sotto quello culturale e didattico. Il recupero completo delle strutture consentirà di conservare e consegnare alle future generazioni la memoria del sacrificio di tante vittime umane che costituiscono la base della storia contemporanea della nostra Nazione.
Scheda Progetto Ufficio Tecnico Comunale – Geom. Edoardo Nonelli Finanziamento Parco Nazionale dello Stelvio Esecuzione Lavori Volontari dell’ANA di Pezzo e gruppi sez .ANA Vallecamonica, Brescia, Bergamo – Protezione civile dell’ANA coordinati dal Comm. Gianni de Giuli, Presidente ANA Vallecamonica – IV Corpo d’armata, Genio guastatori di Trento, Comune di Pontedilegno Coordinatore di cantiere Guido Testini Organizzazione volontari Damiano Zani Sono state impiegate Direzione Lavori: Ufficio Tecnico Comunale – Geom. Edoardo Nonelli
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Temp
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Si raggiunge in due ore da “Case di Viso” (Pezzo, Ponte di Legno) percorrendo la comoda e panoramica mulattiera militare. In alternativa, dal Passo del Tonale attraverso il “Passo dei Contrabbandieri”.
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