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Primo dei quattro fratelli, e meglio conosciuto come Nino, era un grande appassionato di montagna, che visse sempre intensamente a causa del fatto che il paese in cui nacque è immerso tra le cime delle prealpi bergamasche.

Maturò quindi grande esperienza in ambito alpinistico diventando membro, al pari del fratello Attilio, di un gruppo di arrampicatori su roccia. Ottenne anche un buon grado d’istruzione, conseguendo la maturità classica. Non poté proseguire gli studi a causa della chiamata per la spedizione in Libia, nella quale venne inquadrato come ufficiale nel 5º alpini.

Ritornato in patria nel 1914, fu nuovamente chiamato alle armi per l’avvento della prima guerra mondiale, e fu inserito nel battaglione “Edolo” del 5º alpini con il ruolo di ufficiale. Fin dai primi combattimenti, che lo videro impegnato tra i monti della zona dell’Adamello e del Tonale, mise in evidenza la tempra ed il carattere che lo contraddistinguevano e che, uniti all’ottima familiarità con le montagne, gli fecero ottenere la promozione a ruolo di capitano.

Gli venne inoltre affidato il compito di addestrare le reclute alla vita d’alta quota ed all’utilizzo delle attrezzature sci-alpinistiche, al fine di migliorane le prestazioni durante le esplorazioni, le spedizioni ed i combattimenti sulle vette del confine tra Italia ed Impero.

E fu con questo importante ruolo che partecipò a numerose battaglie nella zona dell’Adamello, ove era posto il confine con l’Impero austro-ungarico. Una delle più importanti, nell’aprile del 1916, fu senza dubbio quella che venne ribattezzata la battaglia della Lobbia. A lui venne affidata una delle tre armate d’attacco, ed un’altra all’inseparabile fratello Attilio.

L’obbiettivo era la conquista del Dosson di Genova, zona strategica per la supremazia della zona. In condizioni estreme, tra ghiacci e pallottole nemiche, riuscì a portare a termine il suo compito (situazione che gli fruttò una medaglia d’argento), ma al rientro al quartier generale venne a conoscenza della morte in battaglia del fratello.

Questo evento lo scosse molto, e si decise a proseguire con sempre maggiore ardore il suo compito nelle operazioni belliche, al fine di onorarne la memoria.

Nei mesi successivi, a partire dal maggio 1916, fu impegnato nella battaglia per la conquista del corno di Cavento, una delle cime del gruppo dell’Adamello. Nelle prime battute di questa battaglia, al comando della 1ª compagnia, riuscì a sorprendere il nemico con un’operazione coordinata con i vertici militari. Il possesso della cima venne alternato più volte tra le due potenze in lotta, e le lotte si protrassero per più di due anni. In queste condizioni, ad oltre 3400 metri di altitudine, si fregiò di un’altra medaglia, questa volta in bronzo.

Dopo essere stato trasferito nella zona del Monte Grappa, venne ferito nell’ottobre del 1918, rimanendo mutilato ad un piede.

Nonostante questo, una volta terminata la guerra, si cimentò in arrampicate di parecchie vette. E fu proprio durante una di queste, nel settembre del 1920, sulla parete Nord dell’Adamello, che perse la vita, travolto da una valanga vicino a dove cadde valorosamente il fratello Attilio. Alla memoria gli venne assegnata una medaglia d’oro e la croce di guerra.

Anche queste vette tuttora lo onorano: poco distante dal Rifugio Garibaldi, allora quartier generale di quelle operazioni belliche, si può infatti trovare la cima Nino Calvi, appartenente al gruppo dell’Adamello.

Onorificenze

 

  Croce al merito di guerra

 

  Medaglia d’argento al valor militare

«Comandante di una compagnia di skiatori, incaricato di una difficile operazione contro una linea difensiva nemica, forte per il terreno e per le truppe che la difendevano, con audace slancio, non ostante le avverse condizioni di tempo e l’inferiorità numerica della sua colonna di attacco, dopo aspra lotta occupava la sua posizione, catturandone prigioniero l’intero presidio»

  • Vedrette dell’adamello (Trentino), 29 – 30 aprile 1916.

 

  Medaglia d’argento al valor militare

«Comandante di una compagnia di skiatori col compito di attaccare di notte, attraversando un ghiacciaio, difficilissime posizioni nemiche, ben trincerate e munite di mitragliatrici, guidava con bella, ardimentosa manovra, i propri soldati; sorpreso nella nebbia e da forte tormenta, con energica fermezza insisteva nell’azione, e, portandosi successivamente alla testa delle proprie colonne d’attacco, e animando, con l’esempio e la parola, ufficiali e soldati, li conduceva, dopo dieci ore di lotta tenace, ad un completo successo.»

  • Cresta della Croce Dosson di Genove, 12 aprile 1916.

 

 

   Medaglia di Bronzo al valor militare

«Comandante di una compagnia skiatori, la portava risolutamente attraverso una Vedretta del gruppo Adamello, intensamente battuta da violento fuoco di mitragliatrici, dando bell’esempio, di valor personale e di virtù di comandante»

  •  Vedretta di Lres, 15 giugno 1917

 

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