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Santino aveva uno spirito esuberante, che lo portò ad essere definito “il ribelle” della famiglia.

Dopo aver conseguito il diploma al liceo classico, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza di Torino. Ma il suo animo turbolento lo spinse ad arruolarsi volontariamente, poco prima della ferma obbligatoria.

Questo ardore lo mise in evidenza fin dalle prime battute della “grande guerra”, tanto che già il 29 maggio 1915, cinque giorni dopo l’inizio del conflitto, fu insignito della prima medaglia d’argento al valor militare. Ciò avvenne quando, con il grado di sottotenente del 6º battaglione Alpini Bassano, si distinse con un’azione sulla cima Vezzena che ne evidenziò l’ardore nel combattimento: uscì per ben tre volte dalla propria trincea sfidando il fuoco nemico, al fine di portare in salvo commilitoni feriti dagli austriaci. La sua indole lo portava a cercare azioni piene di rischi: a tal riguardo, durante una cordata svolta nel mezzo della notte ed in condizioni assolutamente disagevoli, nel freddo di dicembre, venne colpito al viso da una pallottola che gli frantumò la mandibola. Si racconta che anche durante la degenza spingeva al fine di poter rientrare a partecipare alle azioni belliche. Questi suoi sentimenti vennero amplificati dalla voglia di vendicare la morte del fratello Attilio, ucciso dal fuoco austriaco in Val Camonica.

Nel luglio dell’anno del 1916 assunse il comando di un reparto di alpini, che guidò nel tentativo di conquistare il Monte Campigoletti, nella zona dell’altopiano di Asiago. Nonostante il coraggio che mise in campo e che riuscì a trasferire anche ai suoi uomini, il tentativo non andò a buon fine. Quest’azione gli valse un’altra medaglia al valor militare, questa volta di bronzo, unita all’encomio solenne del comandante della sua armata.

Nel marzo del 1917 vi fu un’altra situazione che lo vide protagonista: gli austriaci riuscirono a raggiungere, mediante una galleria scavata durante la notte nella neve, la trincea degli italiani della 62ª compagnia del battaglione alpini Bassano, comandata proprio da Santino Calvi. Questi stavano per raggiungere anche la trincea di resistenza, ma furono fermati dal Calvi che, con una serie di bombe a mano e colpi d’arma da fuoco, riuscì a ritardare l’avanzata nemica e permise ai suoi uomini di riorganizzarsi e cacciare il nemico oltre le linee. Questo episodio tuttavia screditò il Calvi presso i suoi superiori, con i quali si assunse la responsabilità dell’impreparazione del proprio reparto.

In ogni caso la sua fama non ne risentì, tanto che gli venne affidato un incarico di grande importanza: la conquista del passo dell’Agnella, da cui poi poter accedere al monte Ortigara. Il compito era rischioso: bisognava infatti riprendere le postazioni perse in primavera, ma lui accettò con il solito entusiasmo. Tuttavia era ben conscio del pericolo imminente, tanto da spedire una lettera alla madre che sembrava ad una lettera d’addio. Disse inoltre ai suoi uomini

« Vedrete, oggi, come sanno morire gli ufficiali degli Alpini Italiani »
Il Calvi avanzava alla testa del suo plotone che era falcidiato dalle pallottole nemiche. Dopo aver conquistato un’importante postazione degli austriaci, con l’obbiettivo del passo dell’Agnella oramai alla portata, venne colpito alla spalla e, anche se a livello superficiale, alla fronte. Nonostante questo continuava ad incitare i propri uomini ad avanzare. Fu un’altra pallottola che gli trafisse il cuore e lo costrinse alla resa. Capì che la sua ora era arrivata e disseIl 10 giugno 1917 iniziarono i combattimenti, che presto raggiunsero un livello di recrudescenza mai visto: era iniziata la tristemente nota battaglia dell’Ortigara.

« Chesta l’è chèla giösta »

« Mirabile esempio di slancio e di ardimento, con impareggiabile impeto conduceva il proprio reparto all’assalto di forti posizioni. Primo ad attraversare le linee dei reticolati ed a penetrare nelle trincee avversarie, uccideva a colpi di baionetta i più vicini difensori. Ferito alla testa, si slanciava con pochi uomini all’inseguimento del nemico in fuga finché un altro proiettile lo colpiva a morte »

Onorificenze

 

   Medaglia d’Argento al valor militare

«Sottotenente CALVI Santino, Btg. Alp.”Bassano”. “Nell’attacco di Cima di Vezena il 30 maggio 1915, fatto segno il suo plotone al fuoco improvviso di una sezione mitragliatrici mascherata nell’opera, dava segno di calma e sangue freddo esemplare e non curante del pericolo uscì dalla trincea nella quale si era riparato coi suoi uomini e per ben tre volte andò a raccogliere sotto il fuoco avversario altrettanti feriti portandoli al riparo“.»

  • Cima Vezzena, 30 maggio 1915

 

  Medaglia d’Argento al valor militare

«Tenente CALVI Santino, Btg. Alp.”Bassano”. “Mirabile esempio di slancio e di ardimento, con impareggiabile impeto conduceva il proprio reparto all’assalto di forti posizioni. Primo ad attraversare le linee dei reticolati ed a penetrare nelle trincee avversarie, uccideva a colpi di baionetta i più vicini difensori. Ferito alla testa, si slanciava con pochi uomini all’inseguimento del nemico in fuga finché un altro proiettile lo colpiva a morte”.»

  • Monte Ortigara, 10 giugno 1917

  Croce al Merito di Guerra

 

  Croce di San Stanislao

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